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Pitigliano

Il sito megalitico di Poggio Rota


UNA STONEHENGE ITALIANA ?

Nel 2005 lo scrittore e ricercatore Giovanni Feo individuò nelle campagne di Pitigliano, su di un’altura che domina un’ansa del fiume Fiora, un concentramento di megaliti che suggerivano essere stati posti li dalla mano dell’uomo.

Infatti, avvicinandosi al luogo, si rimane colpiti dalla maestosità e dalla forma e disposizione di questi monoliti ovoidali che si ergono dal terreno per una altezza di circa tre metri, in formazione quasi circolare.

L’ipotesi che fu subito fatta è che ci si trovasse di fronte ad un luogo dove era stata antichissima la frequentazione dell’uomo e che il sito potessere essere stato un osservatorio astronomico.

Furono interpellati i geologi Alfonso Giusti ed Alessandro Fioravanti (noto per le scoperte  nell’area del lago di Bolsena) ed entrambi affermarono che la struttura fosse opera dell’uomo e non della natura.

Successivamente il sito è stato segnalato alla dott.ssa Nuccia Negroni Catacchio, archeologa dell’Università di Milano, alla quale si devono lo studio della protostoria della valle del Fiora e le pluridecennali campagne di ricerche e scavi condotte nel sito di Sorgenti della Nova (Farnese).

La dott.ssa Negroni, suggerì di interpellare il Professor Adriano Gaspani, ricercatore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, il quale dopo l’accertamento sulla natura del sito concluse:
"Possiamo ragionevolmente ipotizzare che Poggio Rota sia stato un luogo di osservazione stronomica attivo in un’epoca grosso modo intorno al 2300 A.C."

Sono stati richiesti ulteriori pareri ad esperti ed archeoastronomi, in particolare ad Antomarì Ottavi e Francois Radureau:
"Noi possiamo fin d’ora esporre la nostra visione e porre  in evidenza tutta l’importanza del sito. - Dal punto di vista astrometrico e archeoastronomico è  la prima volta che ci troviamo in presenza  di una vera tessitura di misure."

Il parere della prof.ssa Nuccia Negroni Catacchio: 
"non è dato sapere se si tratti di pietre collegate alla roccia di base, e quindi solo scavate, dalle intemperie o da mano umana, oppure di massi qui eretti o trasportati.
Essi sono interessati da numerosi incavi simili a coppelle, di diversa grandezza, che con ogni probabilità sono il frutto dell’erosione, tuttavia le pareti degli incavi, quasi stretti corridoio, che dividono un masso dall’altro appaiono lisciate e regolarizzate e inoltre alcuni segni sono inequivocabilmente di origine antropica"


L’indagine è tutt’altro che conclusa: Poggio Rota potrebbe rivelare ulteriori importanti sorprese in quanto i monoliti sembrano ben più grandiosi di quello che appaiono nello stato attuale.



RINALDONIANI ?
Ammesso quindi che il sito di Poggio Rota sia stato un osservatorio astronomico è lecito chiedersi in quale in quale periodo sia stato utilizzato, ovvero quale cultura che è stata presente stabilmente sul territorio, possa aver realizzato un’opera così imponente.

Secondo il Prof. Gaspani: "(...) la presenza di una linea stellare lo classifica come un luogo di  
osservazione astronomica in generale attivo durante il III millennio a.C."


Durante quel periodo la cultura presente nel territorio era la "Cultura di Rinaldone" che secondo le ultime datazioni radiometriche si diffonde tra il secondo quarto del IV millennio e la fine del III.

Fin’ora però non erano state rinvenute opere monumentali per cui Poggio Rota sarebbe la prima e  
quindi, per il momento, l’unica attribuibile a quella cultura.


L’ORIENTAMENTO
In particolare, secondo Enrico Calzolari:
"Il sito è orientato verso il settore dell’orizzonte aperto ai fenomeni del tramonto per tutto L’arco delle amplitudini occase del Sole. I dati rilevati hanno consentito di potere affermare con sicurezza che Poggio Rota è un  osservatorio astronomico e calendariale basato sull’osservazione del Sole.

Tutto ciò non esclude che il sito permetta anche le osservazioni della luna e pur potendosi sperimentare ancora tutto il decorso dell’anno lunare si è potuto controllare che la pietra matrice - in senso esclusivamente astronomico - del sito contiene nella sua morfologia sia l’allineamento del tramonto del Sole al solstizio d’Estate, sia il tramonto della Luna al lunistizio superiore, che avviene con un azimuth di 5 più ampio.

Ciò che Poggio Rota ha svelato alle discipline di Paleoastronomia ed Archeoastronomia è la estrema  
elaborazione
, resa possibile dal materiale tufaceo, per osservare e contemporaneamente valicare gli allineamenti solstiziali ed equinoziali, da più punti di osservazione.

Un ulteriore tipo di attenzione al verificarsi dei fenomeni di illuminazione è emerso inaspettatamente a momento dell’equinozio, quando si sono formate due linee parallele che hanno preceduto il momento del tramonto. Un analogo fenomeno è emerso, con una sola scia di luce, prima del tramonto del  solstizio d’inverno, con il duplice percorso orizzontale e verticale.

Questi giochi di luce sono stati ottenuti dai costruttori intagliando ulteriormente le basi dei monoliti con grande accortezza.

La presenza di queste morfologie in Poggio Rota è dovuta alla versatilità del tufo ed è quindi ben difficile poter trovare analoghi elementi strutturali in megaliti ricavati da rocce molto consistenti e di difficile lavorazione."


Fonte: numero 0 della rivista "TAGES" - Pitigliano






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